Vino
24 Aprile 2024Per Frescobaldi (Uiv), l’era della crescita volumica è finita e bisogna traghettare le imprese verso una nuova sfida

Come sarebbe l'Italia senza vino? Quanto perderebbe la nostra economia? In che misura gli allarmismi europei stanno danneggiando il comparto? Ad analizzare l'impatto in caso di un'ipotetica estinzione del settore enologico è l'indagine "Se tu togli il vino all’Italia" realizzata dall’Osservatorio Uiv-Vinitaly in collaborazione con Prometeia e presentata pochi giorni fa al Vinitaly di Verona.
Secondo Uiv, a minacciare l'assenza di competitività e sviluppo del settore, che genererebbe una perdita stimata nell’1,1% del Pil italiano, sono le pressioni proibizioniste che stanno influenzando la politica dell’Oms e, a caduta, di molti altri Paesi (dopo l’Irlanda, ultime in ordine di arrivo, il Belgio e il Canada) e della Commissione Europea.
Tale approccio, che tenta di combattere l’abuso di bevande alcoliche attraverso informazioni allarmistiche, imposizioni fiscali e misure che demonizzano il vino, sta condizionando le istituzioni europee che, nei prossimi mesi, potrebbero mettere a serio rischio il futuro di strumenti fondamentali per lo sviluppo del comparto vitivinicolo, quali i supporti finanziari previsti dalla PAC, le regole sull’etichettatura, gli health warning e la promozione.
«Un’Italia senza vino non conviene a nessuno, il vino è un attrattore e un generatore di valore ben oltre i perimetri del settore» ha detto Lamberto Frescobaldi, Presidente di Unione Italiana Vini in occasione della presentazione dell'indagine, aggiungendo che ora sia necessario come non mai pensare ad affrontare al meglio la nuova fase.
«L’era della crescita volumica è finita e i paradigmi di consumo stanno cambiando molto velocemente» aggiunge Frescobaldi: «dobbiamo essere consapevoli di ciò e traghettare le imprese verso la nuova sfida senza spaventarci, perché il cambiamento è un terreno a noi familiare. In vent'anni l’Italia è stata capace più di ogni altro Paese produttore di rimanere protagonista sugli stessi mercati ristrutturando metà dei propri vigneti e adattandoli alle tipologie trainanti. Oggi le imprese dovranno fare la propria parte in termini di innovazione ed efficientamento, ma nel contempo a dare i giusti stimoli al comparto devono essere anche le istituzioni».
In merito alle possibili via da percorrere, Frescobaldi fa riferimento ai fondi sulla promozione che potrebbero essere utilizzati per studiare meglio i mercati e profilare i consumatori, in virtù del fatto che fasce giovani e diverse per composizione etnica hanno bisogno di un’attenzione in più.
«Bisogna trovare una strada per avvicinarli al nostro prodotto, con soluzioni che ne rilevino l’attenzione al grado alcolico e zuccherino, per esempio, ma per fare questo bisogna lasciare spazio alla ricerca e alla sperimentazione su prodotti come i dealcolati, per cui non abbiamo ancora costruito know how. Sarebbe forse un modo per rispondere al problema della sovrapproduzione senza ricorrere ad espianti di vigneti la cui ristrutturazione è costata al nostro Paese 2,6 miliardi di euro di contributi pubblici» conclude Frescobaldi.
POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE
03/07/2026
La partecipazione alla Como Lake Cocktail Week è stata per Quaglia Antica Distilleria l'occasione per raccontare al ...
30/06/2026
Paulaner amplia la propria offerta nel segmento soft drink con l'arrivo anche in Italia di Paulaner Spezi, la storica bevanda analcolica che in Germania è...
30/06/2026
Il mercato delle birre analcoliche continua a evolversi e si arricchisce di una nuova proposta. Bavaria, marchio del Gruppo Royal Swinkels, presenta Bavaria...
Edra Edizioni srl
Direzione, amministrazione, redazione, pubblicità
Viale Enrico Forlanini 21 - 20134 Milano
Tel. +39 02 864105 | Fax +39 02 72016740 | P.I.: 14392510963
Copyright 2026 - Tutti i diritti riservati - Responsabile della Protezione dei Dati: dpo@lswr.it