Attualità
04 Aprile 2024Altrettanto vivace l'import ma preoccupa la crisi sul Mar Rosso e l'accordo relativo alla plastica degli imballaggi

Per l'export italiano di ortofrutta fresca il 2023 viene archiviato con un valore record che sfiora i 5,8 miliardi, in crescita del 9,1% rispetto al risultato dell'anno precedente. Secondo i dati Istat, il valore esportato è di 5,780 miliardi di euro contro poco meno di 5,3 miliardi del 2022, in controtendenza le quantità esportate che calano di poco meno di un punto percentuale, lo 0,9% con un dato di 3,483 milioni di tonnellate.
Cresce a due cifre l'import che segna un +13,6% in volume e un +15,7% in valore, ne risente pesantemente la bilancia commerciale che vede ridursi il saldo a poco più di 543 milioni di euro, in calo del 29,7% rispetto al dato del 2022.
Significativo il deficit delle quantità: se nel 2022 erano state importate circa 700 tonnellate in più di quanto esportato, nel 2023 il divario sale a oltre 500.000 tonnellate segnando uno storico record negativo.
Analizzando i singoli comparti, l'Italia esporta più tuberi, ortaggi e legumi che realizzano un +8,7% in quantità e un +18,4% in valore, bene anche gli agrumi con +9,9% in valore e +19,3% in valore. Non lo stesso la frutta fresca che risente della crisi produttiva di pere e frutta estiva e che vede ridursi i volumi esportati del 7% a fronte però di un interessante volume di oltre 3 miliardi di euro di valore in crescita del 6,1%. Non vanno bene invece le esportazioni di frutta secca che a quantità pressoché costanti perdono il 13,3% in valore, sempre vivaci invece le esportazioni di frutta tropicale che cresce di oltre 20 punti sia in volume che valore.
A preoccupare ora sono le crisi internazionali, in particolare il blocco sul Mar Rosso per mano dei ribelli Houthi come sottolinea Marco Salvi, Presidente di Fruitimprese, impensierito altresì su ciò che avviene sul fronte imballaggi: «da Bruxelles non giungono buone notizie perché il compromesso raggiunto esclude la plastica per gli imballaggi di ortofrutta fresca non trasformata sotto 1,5kg di peso e lascia pericolosamente ad ogni Stato la possibilità di decidere quali prodotti escludere dal divieto» conclude Salvi.
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