Il clima ha compromesso le piantagioni di caffé brasiliano: i chicchi, più piccoli, si aggirano intorno ai 43,54 milioni di sacchi, molto meno dei 48,1 milioni della precedente stagione. A comunicarlo è l`International Coffee Organization (Ico) e a questa notizia è subito seguita la preoccupazione sul rincaro dei prezzi della materia prima e dunque, di conseguenza, dei prodotti derivati. Ma, almeno per quanto riguarda l’Italia, la tazzina di caffè, vanto e passione nazionale, non subirà particolari aumenti. Dall`ultima elaborazione Fipe, infatti, emerge «che la caffetteria continua a far registrare una variazione dei prezzi all`insegna della moderazione» con «un sostanziale assorbimento dell`incremento del prezzo di acquisto del caffè torrefatto da parte del bar».
«È un segnale della crisi - spiega il presidente Lino Stoppani - l`idea è quella di riassorbire il rialzo dei prezzi delle materie prime per non ledere i consumi. In molte attività si è cercato di agire in questo modo per evitare che il cliente alla fine cambiasse bar».
Il presidente poi continua: «Non ci spaventa tanto il prezzo del chicco del caffè, ma l`aumento degli affitti e dei costi di gestione».
Dai dati Fipe è evidente che la tazzina è il prodotto del bar che ha subito meno variazione di prezzo. A luglio 2011, rispetto a giugno, la caffetteria è salita di uno 0,10, differentemente da altri prodotti, come il gelato artigianale salito dello 0,29. Nell`ultimo anno la variazione tendenziale è stata del 2,4% (luglio 2011/luglio 2010). «Il costo della materia prima - spiega Stoppani - influisce solo marginalmente sul costo finale della tazzina. Da noi infatti, dati alla mano, restiamo sempre sotto un euro. In media il prezzo al bar in Italia è di 0,88 centesimi».
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