Economia
26 Luglio 2023I numeri indicano un arretramento della produzione della manifattura e all'orizzonte non si prevede alcuna inversione di tendenza

La fase di ripresa del ciclo economico internazionale guidata dalle attese riaperture post-pandemia, ha subito una battuta d’arresto negli ultimi mesi. Il rallentamento è stato piuttosto diffuso, persino la Cina sta mostrando un recupero meno vivace rispetto alle attese. I dati relativi ai settori manifatturieri mostrano una situazione ancora peggiore, di quasi recessione: la produzione industriale mondiale infatti ha smesso di crescere da inizio 2022, e quella dell’area euro è in contrazione dallo scorso autunno.
L’andamento particolarmente deludente dei settori manifatturieri riflette da una parte la ricomposizione della domanda, dato che con le riaperture i consumatori hanno spostato i loro acquisti verso i servizi che erano stati assoggettati a misure di distanziamento; dall’altra, pesa la maggiore sensibilità della domanda di alcuni beni alla risalita dei tassi d’interesse: è il caso dei consumi di durevoli e, soprattutto, degli investimenti in costruzioni, per via dell’aumento del costo dei mutui; la situazione si sta facendo meno semplice anche per i produttori di macchinari. Per l’area euro, che già ha visto due contrazioni del Pil a cavallo fra la fine del 2022 e l’inizio del 2023, si inizia a delineare uno scenario di particolare debolezza.
In questo quadro di diffusa decelerazione, l’Italia aveva evidenziato un aumento del Pil nel primo trimestre 2023, disallineandosi dunque dalle tendenze delle altre economie dell’area euro. Purtroppo, a smontare ogni rosea previsione, sono i dati del mese di aprile che mostrano una pesante contrazione dell’attività manifatturiera, del 2,1% rispetto al mese di marzo e del 5,2% in termini tendenziali.
Anche la produzione delle costruzioni ha evidenziato una caduta piuttosto marcata. Il dato di produzione del mese di aprile è tradizionalmente di lettura non immediata: il mese è segnato dalla successione di festività – Pasqua, Liberazione e Primo maggio – che si prestano a giornate di “ponte”, per cui alcuni giorni lavorativi tendono a mostrare livelli produttivi prossimi a quelli delle festività.
Tuttavia, le informazioni dei mesi di maggio-giugno non mostrano un quadro migliore. Difatti, le indagini congiunturali condotte dall’Istat indicano che il clima di fiducia delle imprese manifatturiere è peggiorato. In particolare, si sono ridimensionati i giudizi sui livelli correnti della produzione e le relative aspettative per i prossimi mesi. La battuta d’arresto di aprile rischia dunque di non restare un caso isolato.
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