bilancio
25 Maggio 2026
La sostenibilità nel beverage non riguarda più soltanto consumi energetici o riduzione delle emissioni. Sempre più spesso coinvolge logistica, packaging, approvvigionamenti, gestione delle materie prime e capacità di creare valore lungo tutta la filiera. Temi che interessano direttamente anche distributori e operatori del fuori casa, chiamati a confrontarsi con nuove richieste del mercato e con modelli produttivi in trasformazione. È il quadro emerso dalla presentazione del 15° Report ESG di Carlsberg Italia, ospitata nello stabilimento di Induno Olona, dove management e responsabili aziendali hanno illustrato risultati raggiunti, nuove priorità e obiettivi futuri della strategia di sostenibilità del Gruppo. Ad aprire il confronto è stato Alius Antulis, che ha ribadito come la sostenibilità rappresenti ormai una componente integrata del business. Una visione che prende forma nella nuova strategia Brewing Tomorrow, destinata a guidare il percorso ESG del Gruppo nei prossimi anni. “La sostenibilità non viene considerata un percorso parallelo al business”, ha spiegato Antulis, sottolineando la volontà di mantenere un equilibrio tra crescita industriale, persone e riduzione dell’impatto ambientale. L’obiettivo più ambizioso resta il raggiungimento del Net Zero entro il 2040, accompagnato però da un cambiamento rilevante nei criteri di valutazione: in futuro non basterà ridurre le emissioni in rapporto ai volumi prodotti, ma sarà necessario diminuire le emissioni complessive anche in presenza di crescita. Una trasformazione che coinvolge inevitabilmente tutta la catena del valore, dai fornitori fino alla distribuzione.
Packaging e riciclo, il nodo che coinvolge l’intera filiera
Tra i temi destinati ad avere un impatto diretto sul comparto beverage emerge quello del packaging. Serena Savoca ha spiegato come il Gruppo punti ad arrivare entro il 2032 a packaging completamente compostabili, riciclabili o riutilizzabili, inserendo il tema tra le priorità della strategia ESG. Un passaggio che interessa non solo la produzione, ma anche distributori e operatori Horeca, destinati sempre più a confrontarsi con sistemi di recupero, riciclo e gestione dei contenitori. Nel confronto finale è emerso anche il tema del deposito cauzionale per bottiglie e lattine, già adottato in diversi Paesi europei. Pur riconoscendone il potenziale, il management ha sottolineato come il contesto italiano non presenti ancora condizioni mature per una diffusione estesa. Il messaggio è netto: sistemi di recupero e riutilizzo non possono essere sostenuti dal singolo produttore, ma richiedono coordinamento tra industria, distribuzione, Horeca, logistica e istituzioni. Per il mondo dei distributori il tema assume un valore crescente. Il packaging smette progressivamente di essere solo un costo e diventa una variabile che incide su organizzazione, stoccaggio, movimentazione e gestione del fine vita del prodotto.
I numeri del bilancio
Sul piano operativo il report restituisce risultati misurabili. A illustrare i dati è stata Maria Grazia Fumagallo, che ha evidenziato una riduzione del 27,5% nel consumo di gas metano, del 27% nei consumi energetici complessivi e del 31,6% nell’intensità delle emissioni dirette di CO₂ negli ultimi dieci anni. Sul fronte idrico emerge inoltre una diminuzione del 36,8% dei consumi di acqua rispetto al 2015. Anche il packaging rientra nel percorso di efficientamento: l’azienda dichiara un risparmio di 40 tonnellate di carta, ottenuto intervenendo su etichette e materiali secondari. Parallelamente prosegue il lavoro su recupero del calore e gestione della CO₂ nello stabilimento produttivo. Nel 2025 il Birrificio di Induno Olona ha superato 1,14 milioni di ettolitri prodotti, generando 234 milioni di euro di valore economico, consolidando il ruolo di Carlsberg Italia come terzo produttore nazionale.
La sostenibilità come leva competitiva
Il punto forse più rilevante emerso dal bilancio riguarda però la filiera. Il percorso verso il Net Zero non dipenderà soltanto dagli stabilimenti produttivi, ma soprattutto dalle emissioni generate da trasporti, fornitori, packaging, logistica e gestione del fine vita dei prodotti. È qui che si giocherà una parte decisiva degli obiettivi futuri. Per il comparto distributivo questo significa una cosa precisa: sostenibilità e competitività tenderanno sempre più a coincidere. Efficienza logistica, recupero dei materiali, attenzione al packaging e capacità di collaborare lungo la filiera rischiano di diventare non solo indicatori ambientali, ma elementi in grado di incidere direttamente sul valore generato dal business beverage.
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