Attualità
24 Agosto 2022Sopraffatta dai debiti, l'azienda americana chiude i battenti, tradita dalla pandemia che ha popolarizzato il food delivery

La notizia circola da un paio di settimane: Domino’s Pizza, catena statunitense di pizzerie nota per aver contribuito alla diffusione della pizza con l'ananas, chiude battenti in Italia. A sette anni di distanza dall'inaugurazione della prima filiale e con l'ambizione di aprirne poco meno di un migliaio lungo tutto lo Stivale, Domino's Pizza ha fallito clamorosamente l'obiettivo visto che è stata in grado di aggiungere solo meno di una trentina di punti vendita alla catena. Ciò in cui è riuscita meglio invece, suo malgrado, è accumulare debiti per circa 10,6 milioni di euro.
I piani di espansione della società americana hanno perso la scommessa con le pizzerie locali: la tradizione ha avuto la meglio sulle sperimentazioni (o pseudo tali) e standardizzazioni industriali provenienti dal Nuovo Continente.
Come si legge qui, parte della colpa di questo tracollo è imputabile al covid: se all'inizio Domino's Pizza puntava a distinguersi dal resto delle pizzerie grazie ad un servizio di consegne a domicilio più che efficiente, con l'esplosione della pandemia il food delivery è diventato una routine ed ha finito col coinvolgere non solo i competitor ma pure le pizzerie locali. La concorrenza aumentata esponenzialmente grazie a servizi dedicati, come Glovo, Deliveroo o Just Eat, hanno di fatto trasformato quello che era il punto forte di Domino's Pizza in una banale ovvietà.
Paradossalmente Domino's Pizza è stata tradita proprio dal servizio che aveva messo a punto e che l'ha costretta ad abbassare la saracinesca. Dal 20 luglio tutti i punti vendita hanno sospeso le attività, seppur al momento i siti risultino ancora attivi.
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