
Nello scenario tracciato da TradeLab, i locali "sotto casa" saranno quelli che rappresenteranno il futuro dei consumi Horeca, e si baseranno su una clientela di residenti. Come sarà il fuori casa post crisi Coronavirus? Lo abbiamo chiesto a Luca Pellegrini, Presidente di TradeLab, che analizza innanzitutto la situazione attuale.

«Tutti i servizi legati al fuori casa, che non può fare scorte, a differenza di chi produce beni, che potrà vendere quando riprenderà la domanda, stanno registrando una perdita secca - dichiara Pellegrini. - Quando finalmente finirà l’emergenza, credo che i consumatori si butteranno a capofitto in bar, ristoranti e luoghi pubblici, dopo il lungo confinamento domestico. Ci sarà una forte crescita della domanda, che potrà rappresentare una boccata d’ossigeno per il settore. Non per gli hotel, che perderanno la domanda dei turisti stranieri e dovranno basarsi esclusivamente sulla domanda interna». Luca Pellegrini, Presidente di TradeLab.
ASCESA DEL DELIVERY E DEI BAR “SOTTO CASA”
Per Pellegrini il tempo sarà la variabile fondamentale: «Più l’economia rimane ferma, più si creano problemi di natura economica generale. È chiaro che dovrà esserci un massiccio intervento di sostegno da parte del governo. Sicuramente aumenteranno le chiusure: il tasso di mortalità già alto dei pubblici esercizi aumenterà ancora di più».
Che questo vada a favore della ristorazione organizzata accentuando un fenomeno di concentrazione, Pellegrini non lo crede: «I fronti strada che si libereranno saranno in parte occupati dalle catene, in larga parte anche da nuovi speranzosi indipendenti, complice una diminuzione che subiranno gli affitti».
Ma questa situazione di emergenza potrebbe rappresentare definitivamente il trampolino di lancio per il delivery e le dark kitchen? «lI delivery aumenterà secondo una sua traiettoria di crescita strutturale e le cook room cresceranno come evoluzione del business del delivery» risponde Pellegrini.
Un aspetto importante, secondo il Presidente di TradeLab, è rappresentato dalla diffusione dello smart working: «Questo periodo ci ha fatto capire quante cose non volevamo fare in remoto, che in realtà si possono fare. Certamente alcune attività rimarranno in smart working, ma il cambiamento che io prevedo è rappresentato da uno spostamento della domanda per l’out of home da “sotto l’ufficio” a “sotto casa”. Ci saranno locali che perderanno una parte del fatturato legato ai luoghi di lavoro, ma lo recupereranno dalla clientela dei luoghi di residenza».
Fonte Food Service
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