Portorico e le Isole Vergini si contendono a suon di dollari il diritto a ospitare distillerie Usa. Una prospettiva interessante per le industrie internazionali che usufruiscono di incentivi fiscali. Già negli anni passati, i produttori di rum nelle isole caraibiche erano esenti dalle accise federali e, soltanto nel 1917, il governo americano impose una tassa a Portorico, e fece lo stesso con le Isole Vergini nel 1954. Da oltre cinquant’anni, quindi, i ricavi di questa tassa hanno permesso alle isole di finanziare le spese pubbliche.
La battaglia è iniziata quando il governatore delle Isole Vergini ha offerto ad uno dei più grossi distillatori mondiali quasi 3 miliardi di dollari di sconto di imposte, ovvero più del costo per produrre il rum. In particolare, De Jongh ha offerto un accordo di 30 anni, la costruzione della distilleria a spese dei contribuenti, l’esenzione totale delle tasse sulla proprietà e del 90% della tassa sui profitti aziendali, e sostegni al marketing e alla produzione. In termini economici, gli introiti del paese salirebbero dai 90 milioni di dollari del 2008, ad oltre 230 nel 2038. “Rafforzeremo il fondo pensioni del governo, costruiremo scuole, aggiusteremo e amplieremo la rete stradale”, ha così dichiarato al New York Times de Jongh.
A farne le spese, dunque, sarà Portorico che dal 2012 perderà un’importante insediamento industriale oltre che cospicue entrate e numerosi posti di lavoro.
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