Tra crisi dei consumi e incertezza, pare che i white spirit si siano stabilizzati con un peso a volume sul settore alcolici pari al 10,6%. Questi sono i risultati delle ultime rilevazioni sul territorio nazionale svolte dalla Nielsen, leader mondiale nelle informazioni di marketing e nella rilevazione di dati sui consumi e sull’utilizzo dei media.
Sembra che il comparto in questione abbia raggiunto stabilità, con le vodke in particolare. Infatti, mentre negli scorsi anni il rum era il prodotto su cui far affidamento nel settore, ad oggi le vodke dry mostrano segnali decisamente incoraggianti e si preparano ad un sorpasso storico.

A settembre è salito l’indice di fiducia dei consumatori, segnale positivo che fa ben sperare in una ripresa che avrà inizio, però, non prima del 2014. La crisi, infatti, ha generato conseguenze importanti e, sebbene gli italiani non abbiano rinunciato al consumo fuori casa, hanno notevolmente ridotto la spesa ad esso destinata. Così il calo nel consumo di alcolici è dovuto, oltre che ad un minor consumo medio, ad una frequenza sempre più occasionale.
Un altro aspetto non trascurabile, per meglio comprendere le dinamiche di consumo odierne, è il diverso modo di concepire gli alcolici. Infatti, gli italiani che bevono alcolici oggi, lo fanno sempre più spesso per accompagnare il cibo o per gusto, e sempre meno lo ritengono strumento utile alla socializzazione. Inoltre, la tendenza degli ultimi anni di prestare maggiore attenzione a ciò che è salutare, suggerisce l’opportunità di proporre stuzzichini o frutta, che rendano più piacevole la consumazione di alcolici.
Ad avvalorare quanto detto, vi è il fatto che gli stessi locali devono la maggior parte del loro fatturato al momento dell’aperitivo. È del miscelato, infatti, che i white spirit restano indiscussi protagonisti. Dinnanzi ad una situazione critica come quella odierna, la sfida è quella di proporre qualcosa che il consumatore non possa replicare da sé a casa, iniziative che con originalità facciano la differenza.
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