
Come sta reagendo il settore dei distillati ad un mercato segnato dal deficit dei consumi? AssoDistil, l`associazione nazionale degli industriali distillatori, analizza lo stato di salute del settore attraverso lo studio “Osservatorio congiunturale sull`industria dei distillati”, condotto da Format, società specializzata in ricerche di mercato.
Lo studio analizza nel particolare le risposte dell’industria dei distillati alla crisi durante l’ultimo trimestre dell’anno che si sta concludendo.
Rispetto al complesso industriale, le aziende della distillazione, che rappresentano una fetta importante di made in Italy, sembrano affrontare la crisi a testa alta. Sebbene le imprese più piccole diano segnali di sofferenza, le imprese con più di 49 addetti sono solide; le migliori condizioni economiche si registrano nelle aziende del Nord-Ovest, e nel particolare le grandi imprese, il 50% delle quali ha registrato persino una crescita.
Occupazione e credito
Un indicatore di solidità è l’occupazione che in queste aziende è positivo. Sono, infatti, più numerose le aziende che hanno assunto rispetto a quelle che hanno licenziato. Se l’occupazione è rosea, meno rosea sono altri indicatori di benessere dell’azienda, cioè la situazione finanziaria e creditizia. Stando allo studio circa il 48% delle distillerie manifesta malcontento sull’allungamento dei tempi di pagamento; i clienti delle distillerie hanno dilazionato i pagamenti conformandosi alla situazione generale dell’industria italiana. Sul fronte pagamenti a risentire dei ritardi è soprattutto al piccola impresa. Il 62% delle distillerie afferma di aver fatto fronte ai propri impegni finanziari, ma con difficoltà.
Per quanto riguarda il credito, dall’indagine emerge che solo il 21% delle imprese della distillazione si è rivolto alle banche in cerca di finanziamenti. Di questo 21% meno della metà ha ottenuto il credito richiesto. Nonostante ciò il 30% delle distillerie ha investito nella propria azienda, fra macchinari (30%), pubblicità e comunicazione sul marchio (34,5), innovazione di processo (19%).
Un dato interessante riguarda il fatturato: circa il 15% deriva dall’export;
Il mercato maggiore è sempre quello europeo, ma sono importanti anche il mercato del Nord America e dell’Estremo Oriente.
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