05 Novembre 2010

Pausa pranzo sempre più “salata”


pranzoristorante.jpgPranzare al bar o al ristorante è un appuntamento irrinunciabile per numerosi lavoratori. Negli ultimi tempi, invece, si registra una vera e propria inversione di tendenza: più economico un pranzo al parco, con il cibo portato da casa o acquistato direttamente dai negozi.  E’ il dato che emerge dalle rilevazioni dell’Osservatorio Nazionali Federconsumatori, che ha messo in risalto il rincaro dei punti di ristoro monitorando i prezzi applicati alla clientela. Rispetto allo scorso anno, sono aumentati i prezzi dei primi e dei secondi piatti, con rincari che oscillano tra il 6% ed il 12%. In crescita anche il costo del caffè, salito al +6% e che potrebbe registrare un’ulteriore aumento già dai prossimi mesi per via del costo della materia prima.

Secondo l’analisi di Federconsumatori, un pasto tipo in un bar/self service, composto da acqua, primo, macedonia e caffè, può costare 11,95 euro al giorno, per un totale di 262,90 euro al mese. Ben 18,70 euro in pià rispetto al 2009. La differenza diventa più evidente se si effettua un confronto con il 2001: rispetto ad allora c’è stato un aumento del 116%. Il medesimo pasto, infatti, costava 5,53 euro al giorno per un totale di 121,66 euro mensili.

Ecco perché numerosi lavoratori, in tempi di crisi, preferiscono rinunciare alla pausa pranzo nei punti di ristoro, consumando ciò che rimasto sulla tavola della cena o qualche prelibatezza preparata a casa.

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