Beer&Food Attraction
17 Febbraio 2026
Oltre 100 miliardi di euro di fatturato, 382.000 punti di consumo tra ristoranti, bar, pizzerie e hotel, un milione e mezzo di occupati di cui il 55% donne. Sono i numeri che fotografano il peso dell’Ho.Re.Ca. italiana e che, alla Fiera di Rimini, hanno fatto da sfondo al Congresso organizzato da Italgrob nell’ambito dell’International Horeca Meeting. Al centro del confronto, non solo lo stato di salute del mercato dei consumi fuori casa, ma soprattutto il ruolo della distribuzione specializzata come snodo strategico della filiera. Secondo il Centro Studi Italgrob su dati Circana, il comparto rappresenta un valore che va oltre la dimensione economica: è presidio territoriale, leva occupazionale, piattaforma per il Made in Italy agroalimentare e per quel modello culturale che comprende cucina italiana, aperitivo e lifestyle riconosciuti nel mondo. Il 2025 registra un traffico in lieve calo (-0,8% rispetto al 2024), mentre la crescita a valore (+3%) è sostenuta quasi esclusivamente dagli aumenti medi dei prezzi, pari al doppio dell’inflazione Istat (1,5%). Il dato si inserisce in uno scenario europeo analogo: nei cinque principali mercati continentali la spesa raggiunge 309 miliardi di euro, ma le visite restano inferiori del 10% rispetto al periodo pre-pandemia. Il consumatore mostra comportamenti di trading down: riduce i prodotti acquistati (-0,7%), si orienta verso segmenti più economici (-1,1%) e valuta con maggiore attenzione il rapporto qualità-prezzo. Accanto alle criticità emergono però dinamiche di adattamento. Crescono delivery e prodotti portabili, con sushi e pizza fino al +12%. Aumenta il dining, passato in nove anni dal 9,4% al 15,6%, mentre la ristorazione commerciale in catena intercetta nuovi target, in particolare la Gen Z, grazie a un’offerta più calibrata sul valore percepito. Nel beverage si osservano segnali contrastanti: +5% per l’acqua del rubinetto e -7% per le bevande alcoliche. In forte crescita il segmento low e no alcol (+13%), trainato soprattutto dai consumatori 18–34 anni, pur restando ancora una nicchia incapace di compensare la contrazione delle categorie a maggiore valore aggiunto. Circana prevede per il 2026 una ripresa moderata: +3% a valore e +0,9% a visite, con retail food service e quick service a guidare il recupero.
La centralità dei distributori nella nuova fase del mercato
Nel dibattito istituzionale è emersa con forza la necessità di sostenere la filiera. L’On. Mirco Carloni ha richiamato il valore economico e sociale dell’agroalimentare, mentre il Sen. Giorgio Salvitti ha sottolineato gli effetti delle misure governative sul potere d’acquisto e sulla stabilizzazione dei prezzi. Antonio Portaccio, Presidente di Italgrob, ha definito l’attuale fase come uno stallo strutturale: frequentazione in calo e fatturato in crescita nominale. Da qui la richiesta di politiche fiscali e regolatorie a supporto delle piccole e medie imprese, incentivi per sostenibilità e digitalizzazione e, soprattutto, l’istituzione presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy di un albo speciale per i distributori Ho.Re.Ca., con il riconoscimento formale del loro ruolo nella filiera. Il Direttore Generale Dino Di Marino ha evidenziato il potenziale ancora inespresso del comparto e l’importanza della formazione, annunciando la nuova edizione dell’Executive Programme Horeca Business in collaborazione con Luiss Business School. Sul fronte internazionale, Matteo Zoppas (ICE) ha ricordato come il canale Ho.Re.Ca. sia determinante per la costruzione della brand awareness del Made in Italy. Le prime stime indicano un export agroalimentare a 73 miliardi nel 2025 (+3,3%), nonostante criticità legate a dazi e volatilità valutaria. Il quadro che emerge da Rimini è quello di un settore attraversato da trasformazioni profonde, chiamato a confrontarsi con inflazione, mutamento dei consumi e nuove sensibilità. In questo scenario, la distribuzione specializzata non è solo anello operativo, ma infrastruttura strategica capace di tenere insieme produzione, punti di consumo e mercato. Rafforzarne il ruolo significa consolidare uno dei pilastri dell’economia reale italiana.
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