Attualità

10 Giugno 2022

La relazione tra industria e distribuzione deve recuperare l'efficienza

La sostenibilità economica delle imprese italiane è messa alle strette 


 La relazione tra industria e distribuzione deve recuperare l'efficienza

Certi concetti sono stati espressi in due recenti interviste da Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, e dal Ministro per le politiche agricole e forestali Stefano Patuanelli: l'emergenza innescata dalla pandemia prima e dalla guerra russo-ucraina poi sta mettendo in ginocchio il sistema delle imprese del largo consumo, lasciando emergere tutte le falle della politica industriale ed energetica nostrana. I rincari dell'energia e delle materie prime, sommati alle difficoltà della logistica, minano l'equilibrio (già precario) della filiera agroalimentare, nonostante nel primo trimestre del 2022 il comparto abbia registrato un record storico per le esportazioni.

«L’inflazione su tutti i fattori della produzione è ormai al 16% - afferma Alessandro D’Este, presidente di Ferrero Commerciale - ed è giunto il tempo di trasferirla al mercato. Mi rendo conto che i consumatori sono in cerca di prezzi bassi e che i lavoratori hanno interesse a mantenere il posto di lavoro, ma le imprese devono assicurare la loro continuità. Senza sostenibilità economica delle aziende non c’è quella dei lavoratori, delle famiglie e dei consumatori. È chiaro che dobbiamo avere la capacità di spiegare sia al trade sia ai consumatori che non si tratta di speculazione ma di sopravvivenza, fatto salvo il valore in termini di qualità dei nostri prodotti».

«Le famiglie stanno tirando il freno a mano sui consumi cambiando il mix degli acquisti, prediligendo meno i prodotti di marca ed optando più per i discount, e così la redditività della distribuzione si attesta intorno all'1%» afferma Marco Pedroni, presidente di ADM - Associazione Distribuzione Moderna, e di Coop. «Fino a oggi l’Industria ha trasferito gli aumenti alla Distribuzione, la quale non li ha riversati, se non in misura ridotta, al consumo (l’inflazione media sullo scaffale è di circa il 3%)».

Da questo quadro emergono diverse criticità, in primis quelle legate alla logistica, così come rimarca il presidente di Number 1 Logistics Group, Renzo Sartori: «A causa del nanismo delle imprese e conseguentemente con un Ebitda ormai prossimo al 3%, il settore non è in grado di assorbire i costi. Se non verranno presi presto dei provvedimenti, non potremo più contare su una logistica nazionale». Visti i costi dell'energia e dei carburanti in ascesa analogamente a quelli dei pallet passati dagli 8 euro del 2019 ai 25 euro, sarà difficile sconfessare i timori di Sartori.

Ancora più radicale l'opinione di Alessandra Lanza, senior partner di Prometeia, che annuncia l'imminente fine della globalizzazione, perlomeno nella forma in cui l'abbiamo conosciuta negli ultimi decenni: «Per il prossimo ventennio dobbiamo attenderci un'accentuazione dei confini regionali ma se non investiamo ci sarà un ulteriore arretramento nei confronti di chi investe. Bisogna tutelare il potere d’acquisto indirizzando adeguatamente gli interventi con un’attenzione particolare all’innovazione e alla transizione verde, e pensare a un circolo virtuoso tra famiglie e imprese, ma è importante considerare quale tipo di futuro vogliamo costruire».

TAG: CRISI,DISTRIBUZIONE,INFLAZIONE,LOGISTICA

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