

L’Italia copia i cugini d’Oltralpe che già nel 2011 hanno tassato le bibite gasate, ree di far ingrassare, con una tassa speciale che ne demotivi l’acquisto. Il dibattito che si pose allora in Francia si accende anche oggi in Italia: è giusto tassare un cibo o una bevanda? Su che criteri lo si ritiene troppo calorico, se molti altri cibi lo sono forse anche di più, ma sono esenti da tale manovra? Fatto sta che anche da noi è guerra al cosiddetto junk food, termine che negli USA sta per “cibo spazzatura”. Il nostro governo, come accade negli Usa, in Francia, ma anche Danimarca, attacca apertamente ciò che non sarebbe salutare, partendo dai superalcolici, passando per le bibite gassate e finendo alle patatine. Il ricavato di questa operazione è stato stimato intorno ai 270 milioni di euro. Grossomodo i rincari sarebbero di 50 centesimi al litro sui superalcolici e 2,5 centesimi per ogni lattina di bibite gassate. Ma nel pacchetto dovrebbero rientrare anche i cibi ad alto contenuto di grassi, sui quali sono ancora in corso approfondimenti intorno a un tavolo tecnico predisposto dal ministero.
I consumatori contrari
A febbraio, quando si iniziava a parlare della tassa sul junk food, un’indagine dell’IPSOS scandagliò le opinioni degli italiani attraverso un’indagine condotta su un campione di 1000 intervistati. Risultò allora dal sondaggio che agli italiani non piace l’intromissione dello Stato a tavola: l’85,6% degli italiani dichiarò di non volere l’introduzione di un simile provvedimento e ben l’81,5% la ritenne una misura indirizzata solo a fare cassa, non ad orientare i consumi. Insomma, gli italiani vedevano questo balzello come un’ulteriore peso sul prezzo finale di quello che si acquista, un balzello poco etico e molto esoso.
Ridurre zuccheri e sodio
Di fronte alla risolutezza del governo, le aziende hanno fatto un passo verso il governo e il governo verso le aziende. Si sta, infatti, concertando di rivedere le composizioni delle bevande, al fine di rendere tali prodotti più “leggeri” in quantità di zuccheri, a vantaggio in particolar modo per la dieta infantile. Lo sforzo di rendere meno calorici i prodotti si potrà tradurre in un ritorno d’immagine delle aziende più virtuose e nella possibilità di non far rientrare più molti prodotti nella categoria di junk food tassabile. Un impegno questo, che attraverso un protocollo d’intesa, è stato assunto dalle aziende di beverage (rappresentate da Assobibe, Mineracqua e Aiipa) pronte a ridurre il contenuto medio di zuccheri entro il 2014 (5% nei prossimi 24 mesi) e a cercare soluzioni per l’impiego parziale di edulcoranti sostitutivi dello zucchero entro i limiti tecnologici, di sicurezza e di accettabilità da parte del consumatore.
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