Esmeralda Giampaoli, presidente nazionale della Fiepet-Confesercenti, Federazione che rappresenta parte del mondo dei pubblici esercizi italiani alle modifiche sui contratti di lavoro sul turismo non ci sta: «Stravolgere totalmente le disposizioni contrattuali relative al mondo della ristorazione, disciplinate dal CDontratto del Turismo – spiega chiaramente - significa non tenere in nessun conto le dinamiche economiche di un settore che, alla flessibilità, è legato in maniera imprescindibile». Fiapet lancia un vero e proprio allarme sulla questione che coinvolge circa 240mila imprese.
«La flessibilità - continua Giampaoli - in un contesto imprenditoriale che, in taluni casi, si presenta come un vero e proprio ammortizzatore sociale di un territorio, continuando a generare posti di lavoro soprattutto per giovani sotto i 35 anni, non può essere considerata una anomalia, ma, più semplicemente, rappresenta l`unica forma in cui possono essere posizionati i rapporti di lavoro. I pubblici esercizi e, più in generale quelli che esprimono la filiera turistica sono per loro stessa natura condizionate da un andamento dei flussi non omologabile, ne` tantomeno prevedibile, che attraverso lo strumento della contrattazione collettiva era stato rappresentato in maniera funzionale ed efficace. Rimettere in discussione l`assetto normativo – conclude - con conseguente aggravio del costo del lavoro, non solo rischia di far saltare quelle aziende che sono già in grave crisi, ma anche e soprattutto di scoraggiare nuove assunzioni e, cosa ben più grave, minaccia di aprire la strada al lavoro irregolare. Le misure prospettate».
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