14 Marzo 2012

Ristorazione e turismo: no alla "paccata"


shutterstock_26911783.jpgSe il Governo deve mettere sul tavolo una paccata di miliardi, bisogna firmare il contratto di lavoro alle nostre condizioni".
Questo il concetto recentemente espresso dal Ministro Fornero nel corso delle trattative per la riforma del mercato del lavoro. 
Un diktat che non piace a Rete Imprese Italia che paventa, circa la riforma illustrata dal Ministro, un innalzamento dei costi degli ammortizzatori sociali a carico delle piccole e medie imprese, settore nel quale predominante è la presenza di imprese turistiche e di ristorazione.
" La ristorazione – dice Lino Stoppani. Presidente FIPE-Confcommercio – deve necessariamente fare ricorso a forme di flessibilità contrattuale. Chiunque comprende che, per esempio, c’è bisogno di maggior personale in sala e in cucina durante i due, tre mesi, delle cerimonie. Rendere più costoso il tempo determinato significa far lievitare i prezzi di un banchetto (tanto per restare sull’esempio di prima) e deprimere ancora di più l’economia italiana. C’è il rischio che la “paccata” di cui ha parlato il ministro Fornero sia in realtà una sonora sberla a imprese e consumatori costrette a tirar fuori i soldi che lo Stato non riesce a reperire».

Fipe ricorda che il mercato del lavoro nel turismo, nonostante la crisi abbia interessato anche questo settore, è l’unico che continua ad assumere.

«Rendere la flessibilità più costosa per le centinaia di migliaia di imprese che lavorano nel turismo – conclude Stoppani – significa vanificare tutti gli sforzi finora sostenuti per tenere in perfetto equilibrio un sistema che si è così consolidato e far pagare a chi ne ha veramente bisogno le colpe di alcuni “furbetti” che hanno abusato della flessibilità solo per aggirare degli ostacoli».

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