
È stata alta l’attenzione del pubblico per i temi sollevati nella seconda tavola rotonda della giornata “Sfide per la distribuzione e spazi di collaborazione nella filiera”.
Focus dell’incontro è stato la formazione degli operatori, perché nel lavoro a tutti i livelli, per essere competitivi, occorre sempre aggiornarsi professionalmente.
Moderatori dell’incontro sono stati Walter Govoni, giornalista di Tuttopress e Roberta Giorgetti Dall’Aglio, dell’Università degli Studi di Parma.
L’intervento di Laura Cavazzini, Amministratore unico della Cavazzini SPA, ha posto l’accento su come sia spesso, in un’azienda, difficoltoso proporre novità e traiettorie differenti, cambiamenti che spesso, però, occorrono necessariamente per anticipare le esigenze del mercato.
Alessandro Donini, amministratore della Donini Gerardo, citando ad esempio il Master San Geminiano ha ricordato che i corsi di formazione di alto livello permettono collaborazioni con l’industria, permettono di conoscere meglio come si comportano altri settori a cui ispirarsi per il cambiamento (come GD; GDO; Retail in generale), permettono di approfondire le case history aziendali, permettono di relazionarsi anche con realtà di altri Paesi Europei e capire come funziona il settore fuori dall’Italia.
Tra gli interventi anche quello di Daniela Murelli, Responsabile CRS San Pellegrino; la Murelli ha portato l`esperienza di formazione fatta da San Pellegrino sull’acqua minerale: «Per creare competitività San Pellegrino ha iniziato un programma di formazione in azienda con incontri informali di piccoli gruppi di massimo 50 persone. Tutti i dipendenti ad ogni livello, sono stati coinvolti nel progetto, al fine di migliorare le performance della intera azienda; abbiamo anche formato i distributori, portandoli direttamente negli stabilimenti produttivi per toccare con mano la realtà della produzione. San Pellegrino, poi, da sempre, collabora con il progetto Distech, offrendo stage per la formazione dei distributori.»
Silvia Maccari, Amm.Deleg. Maccari Vini, concorda sull’importanza della formazione del grossista o dell’esercente: «la formazione e preparazione di base fa la differenza sul punto vendita. Noi della Maccari da sempre facciamo serate informative sulla vinificazione, fino alla degustazione. Va detto anche che toccare con mano il prodotto, la sua nascita e trasformazione, permette di dare un valore aggiunto agli operatori della filiera, perché hanno gli strumenti per selezionare i prodotti migliori da offrire al cliente.»
Nella tavola rotonda s’è aperta la riflessione anche sulla cultura della birra, grazie all’intervento di Rolando Bossi, Direttore Generale Radeberger Gruppe Italia S.p.A «Secondo l’istituto Candean la birra in Europa Occidentale registra cali. Il consumo del prodotto nazionale è in perdita e aumenta l’importazione da altri paesi. Anche nella culla della birra, la Germania, c’è un accrescimento di importazione di birre diverse, c’è cioè ricerca da parte dei clienti di novità.»
«La birra un po’ ovunque – ha continuato Bossi -s’è appena detto, ha perso volumi: anche il vino ha perso volumi, ma è aumentato il valore aggiunto. Anche per la birra probabilmente dobbiamo pensare al valore e non alla quantità.
Da anni in Italia siamo fermi a 28 litri pro capite; oggi il consumatore è più adulto, seleziona con più cura, vuole un prodotto che lo emozioni.»
Cesare Bellussi, Responsabile Italia Kulmbacher, sintetizza la formazione descrivendola come valore aggiunto che a lungo termine porta guadagno: «I distributori possono modificare il punto vendita, in meglio, ma per farlo i venditori devono essere preparati»
Di cultura sulla birra parla anche Federico Maria Liperini, Beer Culture Managere Heineken Italia. Liperini concorda con i colleghi relatori e sottolinea che la filosofia dell’azienda deve essere trasferita al distributore e all’esercente che è la persona a contatto con il cliente finale. Ambasciatori di cultura birraia è, per esempio il progetto Heineken Italia per fare cultura a vantaggio degli operatori.
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