Alla polemica sulle bibite gassate in Francia, ree di essere ingrassanti, ha risposto, dall’Italia, il direttore di Assobibe, David Dabiankov il quale spiega che le bibite gassate non vanno demonizzate. Queste bevande vanno, infatti, ad incidere solo del 2-3% sul totale delle calorie ingerite quotidianamente.
Dabiankov illustra perché la tassa francese sulle bevande gassate non va spacciata per un provvedimento salutistico e come, in sostanza, vada ad appesantire un settore economico già in difficoltà.
Il provvedimento, spiega Dabiankov alla stampa “è una scelta discriminatoria verso un solo prodotto mentre sappiamo che l`obesità è di natura multifattoriale. Non c`è nessun nesso scientifico tra obesità e soft drink che contribuiscono solo con il 2-3% al totale delle calorie. Eliminandoli, dunque, non si risolverebbe il problema”.
Insomma, non è gravando le bibite gassate che si dimagrisce, dato che, continua sempre il direttore di Assobibe, in altri paesi “provvedimenti analoghi non stanno portando ai risultati sperati”.
Per vincere l’obesità invece occorre informazione su un corretto stile di vita, informazione che il settore delle bibite gassate ha già avviato con diverse campagne.
Se l’idea dei cugini d’Oltralpe sbarcasse anche in altri paesi si rischierebbe “solo di penalizzate un settore che sta già attraversando un momento difficile e che in Italia coinvolge 16 mila persone”.
Sulla stessa linea è Giuseppe Fatati dell`Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica, per il quale l’obesità è un tema delicato: “Non si può affrontare un problema così complesso in maniera minimalista; i nostri studi dimostrano che gli obesi non consumano più bibite gassate di chi non lo è”.
Concludendo la proposta francese di tassare le bibite gassate “è un intervento economico e non salutistico”.
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