Far dimagrire i connazionali, ma soprattutto, in realtà, rimpinguare le casse dello Stato: in breve queste sarebbero le due motivazioni che hanno spinto il governo francese a istituire, tra le altre, anche una tassa sulle bibite gassate; la tassa sulle bollicine si affianca ai rincari di altri due prodotti ritenuti dannosi alla salute, sigarette e alcol. Ma a ben vedere non tutti i prodotti sono giudicati alla stessa stregua: se sigarette e bibite gasate sono giudicate inadatte ad un regime salutare insieme agli alcolici, il rum, diffuso e bevuto in tutto il territorio, sacro per i francesi, è stato escluso dalla manovra. Il governo francese, insomma, adotta il metodo “due pesi e due misure”.
Le bevande con le bollicine sono ritenute troppo zuccherate e non a caso la tassa che grava su di esse è stata battezzata con fantasia “tassa anti obesità”. Nel mirino Coca Cola, aranciata, acqua tonica, ma anche succhi di frutta e ogni tipo di drink che contenga zucchero. Si sottraggono, invece, alla imposta le versioni light, i cui prezzi resteranno gli stessi. Gli stessi francesi hanno recepito la novità con stupore: al popolo di consumatori d’Oltralpe i ministri hanno spiegato che la tassa non è un modo di fare cassa, ma un provvedimento salutare che costituirà un deterrente contro il “consumo incontrollato” di queste bevande, che favorirebbero l`aumento di peso.
Stando a questa logica dovrebbero, però, essere tassati una moltitudine di altri prodotti; Coca Cola, direttamente colpita, risponde al provvedimento facendo notare che le bevande gassate incidono sull’apporto calorico giornaliero appena per il 3,5%. Insomma, come dicevano i latini “in media stat virus”, la virtù, in tutte le cose, nulla escluso, sta nel mezzo, nella moderazione.
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