Negli ultimi dieci anni il settore import di vino in Russia è cresciuto.
Dal 2001 molte nazioni hanno venduto in questa “piazza” crescenti quote di prodotto: la Spagna ha incrementato la sua quota nel mercato delle importazioni dall’1 al 15,2 %, mentre la Francia dal 5,6 % è diventata l’attuale leader di mercato, con il 21,9 %.
Tuttavia, gli operatori del settore lamentano delle difficoltà: in primis la leva del prezzo, problema che ostacola un’ ulteriore crescita dei consumi.
Vadim Drobiz, direttore del Centro ricerche di mercato per la produzione federale e regionale di alcolici spiega: «Il basso livello dei salari mensili costituisce un altro ostacolo importante alla crescita del settore del vino. A causa delle differenze nel livello dei salari medi, il vino in Russia è quattro o cinque volte più costoso che in Europa».
Dunque il vino in Russia costa troppo: i rivenditori in più rincarano il prezzo finale a danno del consumatore e questo disincentiva la crescita della domanda. Ad esempio un vino italiano del valore di 7 euro può trovarsi nei negozi russi all’esorbitante prezzo di 80 euro.
I negozi e i ristoranti in media fanno lievitare il prezzo originario di quattro volte, cosa che fa deprime la domanda a vantaggio di altri alcolici come la birra che nei primi mesi del 2011 ha raggiunto gli 8,2 miliardi di litri venduti (il vino, invece ha registrato solo 700 milioni di litri).
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