24 Febbraio 2017

IHM visto da Bollicine Community


Per far crescere le aziende occorre intelligenza, prontezza nell’agire, fantasia, intuizione e scaltrezza, capacità e spregiudicatezza, attitudine al comando, egoismo, ambizione rispetto al successo e al potere, senso del rischio. Queste doti vanno esercitate con intuito e istintiva capacità di valutare e agire nel farsi immediato della situazione.


Lo sanno bene i “gazzosai”: l’emozionante racconto andato in scena il 12 febbraio nella sala Tiziano del Marriott, in occasione della sesta edizione dell’International Horeca Meeting, ha, infatti, ripercorso con avvincente efficacia le tribolazioni e le metamorfosi che dal dopo guerra li hanno condotti al presente. Una storia che si ricollega al presente e indica nei suoi valori essenziali anche la strada per il futuro. Fatta questa premessa mi sia consentita una personale lettura della sesta edizione dell’IHM. In fin dei conti, Bollicine Community ha vissuto fianco a fianco, giorno per giorno, 30 anni di storie personali e industriali, impegnandosi in un inteso lavoro di ricerca, ascolto e apprendimento.
 
Il racconto ha preso l’avvio dalla parola “gazzosai”. Così, fino a poco tempo fa, venivano chiamate le aziende che servivano il canale consumi fuori casa. Talvolta per via del prodotto che dette origini al business e alla fortuna di molte famiglie; altre volte, con l’intento di disconoscere o più probabilmente banalizzare in modo strumentale il peso e la cultura di queste Imprese. Aziende che hanno dimostrato di possedere, forse più di altri, la virtù vitale di ogni organizzazione: la capacità di cambiare senza perdere la propria identità.
 
Da “gazzosai” messi fuori mercato dall’industria, a leali partner di quella stessa industria, capaci di presidiare, con competenza, diligenza, capillarità e sacrificio, in una parola con imprenditorialità, un territorio lungo e stretto, composito e contraddittorio, ricco e povero, leale e insidioso.
Imprenditorialità lungimirante, che a partire dal 1975 ha dato vita dapprima ai Consorzi, poi ad Italgrob. Realtà, queste, che hanno saputo sintetizzarecapacità personali e storie talvolta anche molto diverse,  suggerendo lucide chiavi di lettura delle dinamiche di mercato e del ruolo e dei punti di forza della categoria.
Imprenditorialità spiazzante, che ha saputo difendere il territorio reagendo all’esondazione della grande distribuzione, che ha spazzato via i negozi di vicinato, e ai cambiamenti delle strategie industriali (network: Partesa, Carlsberg, Doreca), quando, siamo alla fine degli anni 80, decisero di non averne più bisogno.
 
Cinquanta anni di storia che si raccordano con il racconto di Lucio Roncoroni – direttore del Consorzio CDA. La sua brillante relazione ha illustrato i cambiamenti che stiamo vivendo:  tecnologia, notizie in tempo reale, consumatori maggiormente informati, attenzione all’ambiente, lotta agli sprechi, solidarietà, nuovi luoghi e occasioni sociali di consumo, minore importanza delle marche, maggiore richiesta di servizi e cibi sani, aumento degli acquisti in rete, nuovi operatori, multi  etnia ...saremo meno italiani, più vecchi, più soli, dovremo ricercare nelle relazioni amicali quello che sino ad oggi abbiamo attinto dalla famiglia. L’incalzare di questi scenari, illustrati con percentuali impressionanti, si chiude di colpo con una pausa a cui segue una domanda: quali saranno i ruoli dell’Industria e del Grossista?
 
Sono certo che questi percorsi hanno richiamato alla mente gioie e dolori, sconfitte e vittorie,  ravvivando il sentimento di appartenenza ... ma sono anche intrisi di una terribile verità, o se volete un provvido avvertimento: ogni creazione umana, diventando utile, si rende proprio per questo autonoma, quindi instabile, incerta, imprevedibile. Ogni cosa “vive”, si ribella e combatte per non “morire”: la forza la trova nelle nostre menti, nei nostri desideri, nei nostri corpi, nella nostra cultura. Dove “nostro” significa “mio”, ma contemporaneamente di miliardi di altri individui. Come diceva Winston Churchill: prima noi rinnoviamo i nostri edifici, poi i nostri edifici modellano noi.
 
Rifacciamoci la domanda: quali saranno i ruoli dell’Industria e del Grossista?
Bene, magari la analizzeremo nella seconda parte di questa speciale rubrica.

Alla prossima
Graziano Guazzi

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