
La parte relativa alla ristorazione del codice-riforma del ministro Brambilla è l’implosione del turismo e stravolge l’ordinamento giuridico del settore. Consentire a tutte le strutture ricettive di estendere la propria attività a quella di somministrazione di alimenti e bevande per le persone non alloggiate nelle stesse strutture produrrà effetti sul turismo opposti a quelli vantati in sede di conferenza stampa a Palazzo Chigi e creerà una sperequazione fra le imprese.
Fipe, la federazione italiana pubblici esercizi, aveva già sollecitato più e più volte il ministro del Turismo, mettendo in evidenza come tale disposizione consentirà alle imprese del settore ricettivo (alberghiero, campeggi, b&b, agriturismi, eccetera) di effettuare somministrazione al pubblico senza fornire garanzie di professionalità e integrità morale previste i pubblici esercizi. Questo comporterà asimmetrie nel mercato, perché mette sullo stesso piano tipologie differenti di imprese che così possono proporre uno stesso servizio. Crea cioè un mercato con regole diseguali per una stessa offerta, in totale spregio alla Direttiva servizi recepita dal Dlgs 59/2010. La ristorazione italiana è il secondo motivo di scelta dell’Italia come meta turistica e il primo motivo per cui uno straniero decide di tornare in Italia. E non si capisce per quale motivo si tenti di svalutare questo tipo di attrazione turistica.
Fipe si riserva, a questo punto di attivare forme di protesta più idonee sui territori, coinvolgendo le 260mila imprese di pubblico esercizio in grado di dare lavoro a circa un milione di persone e generare un fatturato complessivo da 64 miliardi di euro. Per questo è stato convocato d’urgenza un consiglio nazionale; l’azione di protesta sarà fortissima.
Bene, invece, il diritto di superficie previsto nel decreto sviluppo annunciato dal ministro Tremonti, anche se in quel testo alcuni aspetti sarebbero ancora da migliorare. Plauso anche al provvedimento sull’apprendistato, strumento principale di ingresso nel mondo del lavoro e in grado di generare vero sviluppo anche nel comparto turistico. Questi vengono considerati da Fipe - che condivide interamente il commento di Confcommercio sul decreto sviluppo - interventi strutturali, a differenza del provvedimento di facciata del ministro Brambilla su cui pare si registri anche il dubbio delle Regioni.
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