Josko Gravner, vignaiolo 58enne di origine slovena ma residente nel Goriziano, ha creato una rivoluzione nel mondo della cantina, ritornando alla natura e senza più ricorrere a tutti gli artifici e i trucchi per manipolare il prezioso nettare di bacco. Via quindi barrique, tini d’acciaio, impianti di raffreddamento e naturalmente tutti i concimi chimici.
Gravner utilizza così anfore di coccio della capienza di circa 20 ettolitri e fatte a mano da artigiani del Caucaso. Questi contenitori vengono poi sepolti sotto terra dopo essere stati spalmati di cera d’api per dare il via alla fermentazione senza impiegare lieviti artificiali. Nessun controllo di acidità e grado zuccherino delle uve, che vengono accettate per quelle che sono e tenute a fermentare nelle anfore con le bucce. Tale processo dura 6-7 mesi per i bianchi, mentre per i rossi un solo mese. Le vinacce poi vengono torchiate e mandate in distilleria mentre il mosto rimane nelle anfore per diversi mesi prima di essere trasferito in botti grandi di legno, nelle quali rimarrà per almeno sei anni.
Insomma, un modo alternativo di fare vino. Si tratta di uno dei pochi casi al mondo e il prodotto finale viene considerato un vero e proprio gioiello da tutte le guide del settore.
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