Consorzio Nazionale Grappa

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18 Settembre 2026

La Grappa fa sistema e guarda a nuovi consumi


La Grappa fa sistema e guarda a nuovi consumi

La Grappa prova a fare sistema e a costruire una nuova fase di sviluppo, partendo da un’identità fortemente italiana ma cercando linguaggi, occasioni di consumo e mercati capaci di ampliarne il pubblico. È il messaggio emerso dagli Stati Generali della Grappa, organizzati dal Consorzio Nazionale per la Tutela della Grappa nell’ambito del Roma Bar Show. L’appuntamento ha riunito oltre venti realtà produttive, indipendentemente dalla loro appartenenza al Consorzio, chiamate a confrontarsi su consumi, produzione, mercati internazionali, reputazione e nuove modalità di valorizzazione del distillato. Tra le aziende presenti Bepi Tosolini, Marzadro, Nardini, Domenis1898, Mazzetti D’Altavilla, Stock, Bonaventura Maschio, Bonollo, Bottega, Francoli, Poli, Castagner, Roner, Nonino, Branca e Caffo. «La riuscita degli Stati Generali dà un segnale molto importante. Nel comparto esiste la volontà di confrontarsi e di costruire insieme una prospettiva per la Grappa», ha dichiarato Nuccio Caffo, presidente del Consorzio Nazionale Grappa, sottolineando la necessità di raccontare storia, identità e qualità del prodotto attraverso linguaggi e occasioni di consumo contemporanei.

Mixology e nuovi consumi

Il punto di partenza sono i numeri. Nel 2025 i consumi di spirits in Italia si sono attestati intorno a 125 milioni di litri, con la Grappa che rappresenta circa il 10% dei volumi della categoria. Ma sono soprattutto i comportamenti di consumo a indicare le possibili aree di sviluppo: l’80% dei consumatori di spirits fuori casa preferisce la miscelazione, mentre i ready to drink risultano cresciuti del 52% rispetto al 2019. Da qui una strategia che punta a rilanciare i consumi, aumentare la visibilità delle distillerie e della Grappa IG e raggiungere pubblici più ampi. Tre le direttrici individuate per il racconto futuro del prodotto: la Grappa miscelata al bancone, utilizzando il cocktail come porta d’ingresso per nuovi consumatori; la Grappa riserva, per rafforzarne il posizionamento premium e da meditazione; la Grappa legata al territorio, trasformando distillerie e luoghi di produzione in destinazioni da visitare e conoscere. Un ruolo importante potrebbe quindi essere giocato proprio dal fuori casa. «La Grappa sta all’Italia come il whisky sta alla Scozia o il Cognac alla Francia», ha osservato Fabio Bacchi, cofondatore di Roma Bar Show, indicando bartending, miscelazione e ready to drink tra le possibili porte d’ingresso per parlare anche alle nuove generazioni.

L’export vale 37 milioni

Un'altra direttrice riguarda l’internazionalizzazione. Nel corso dell’appuntamento il comparto si è confrontato anche con Matteo Zoppas, presidente di ICE – Agenzia, che ha ribadito le potenzialità della Grappa come prodotto identitario del Made in Italy. Nel 2025 l’export ha raggiunto circa 37 milioni di euro, con segnali di interesse anche da mercati ad alto potenziale come gli Stati Uniti. ICE ha manifestato la disponibilità a lavorare con il Consorzio per individuare strumenti e iniziative capaci di sostenere la promozione internazionale. A offrire nuove possibilità al comparto è anche il riconoscimento ministeriale ottenuto nel 2025 dal Consorzio, primo organismo di tutela riconosciuto in Italia per una bevanda spiritosa a Indicazione Geografica. Una condizione che apre l’accesso a opportunità di finanziamento e cofinanziamento per attività di promozione, formazione, ricerca, coinvolgimento dell’Horeca e sviluppo sui mercati internazionali. La sfida, dopo il confronto di Roma, sarà dunque trasformare una forte identità storica in un valore capace di parlare anche a consumatori diversi da quelli tradizionali. Cocktail, premium, territorio ed export diventano così le quattro parole chiave di un percorso che punta non a cambiare la Grappa, ma ad ampliarne occasioni e modalità di consumo.  

TAG: GRAPPA

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